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satiro-trash del
Vulture-Melfese (On-line dal
1872)
Le armi erano fornite
segretamente; i cavalli in parte requisiti e in
parte avuti in dono.Comitati reazionari con
arruolamenti segreti fornivano l'elemento
uomo,onde in breve ebbi ai miei ordini un piccolo
esercito , nel quale n'ebbi regolarmente il
comando,quale Generale ufficialmente nominato e
riconosciuto da tutti i centri
dipendenti.Promettevo a tutti mari e monti,onore
e gloria a bizzeffe;ai contatini facevo balenare
la certezza di guadagnare i feudi dei loro
padroni,ai signorotti decaduti il recupero delle
avide ricchezze,a tutti molto oro e cariche
onorifiche. E cosi' mentre io facevo servire da
puntello al mio potere tutto l'elemento
infimo,ignorante e ambizioso,il clero e i nobili
si servivano dell'opera mia per avvantaggiarsi
nella reazione.A poco a poco mi trovai quasi
involontariamente a capo dei moti rivoluzionari e
m'ingolfai in essi,sicuro di ricavarne guadagno e
gloria.
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ingrandita
Filomena Pennacchia , Giuseppa Vitale e
Giovanna Tito.
.
Questa "confessione"fa
parte del libro di memorie scritto da Carmine
Donatelli Crocco nel bagno penale di Portoferraio,qualche anno prima della sua
morte.Non erano parole interessate, perche' il
condannato all'ergastolo non aveva piu' da
sperare in alcuna benevolenza giudiziaria,e tanto
meno un provvedimento di grazia.
Il corpo di Ninco Nanco esposto al
pubblico
.
Carmine Donatelli Crocco non fu
un brigante qualsiasi.Fu il brigante per
eccellenza,il «generale»della piu' importante
congregazione di fuorilegge dell'Italia
meridionale.La sua «armata» arrivo' a contare
43 bande e 2.200 uomini,di cui molte centinaia a
cavallo.Sostenne cobattimenti che avevano tutti i
crismi di battaglie campali. Raramente, anche
nell'epoca western americana,si videro scene come
quelle a cui fecero da sfondo i monti della
Basilicata.
"l'infame" Giuseppe Caruso
Le sue origini erano
umili.Secondo di cinque figli,era nato da
Francesco Crocco Donatelli e da Maria Gera,a
Rionero in Vulture in provincia di Potenza,la
prima domenica di giugno del 1830.Il mestiere
paterno che poi divenne anche il suo,era quello
di bracciante e pastore dei Fortunato,una
famiglia di grandi proprietari filoborbonici del
luogo.Nel suo libro di memorie.Crocco riempi' una
ventina di pagine per raccontare la sua versione
dei fatti che incomincia con un idilliaco quadretto di
famiglia:«Sia mio padre che mia madre,che Iddio
li abbia in pace,non ci lasciavano mancare
nulla.Bello era al mattino quando mio padre
apriva l'ovile,le
capre uscivano all'aperto,saltellando per nutriti
pascoli,mentre noi bambini scorazzavamo uniti;
andavamo a cerca di fiori da portare alla mamma».Senonche' nell'aprile 1836, quando
Carmine era un bambino di sei anni,accadde un
incidente apparentemente banale.Nel casolare,dove
c'era uno spazio riservato agli animali da
cortile e dove nessuno sentiva il bisogno di
sprangare le porte,fece irruzione un cane
levriero che addento' un coniglio e se lo porto'
via. Donato il fratello maggiore di Carmine,
affero' una mazza di legno e colpi' il cane
uccidendolo a randellate. Il cane era di un certo
don Vincenzo , notabile locale, che per vendi-
care la sua bestia prese a massacrare di botte il
ragazzo.Quando la madre Maria,che era
incinta,accorse disperata a difendere Donato,
l'uomo le assesto' un violento calcio nel
ventre.Subito dopo don Vincenzo se ne penti' e fu
preso da una crisi di rimorso. Purtroppo quel
calcio ebbe conseguenze irreversibili. La donna
aborti' e comincio' a dare segni di turbamento ,
che pegg.quando accadde un'altra
tragedia.Qualcuno tese un aguato a don Vincenzo sparandogli contro un colpo di carabina che
feri' il signorotto soltanto di striscio alla
fronte, indagando sulle persone indiziate di
rancore nei suoi confronti,venne arrestato il
padre di Crocco, insieme ad altri cinque poveri
diavoli.Pur avendo un alibi [al momento
dell'aggressione si trovava a lavorare a Venosa,
localita' distante nove miglia da Rionero ], fu
considerato colpevole e tradotto al carcere di
Potenza.La sua lontananza diede il colpo di gra-
zia alla moglie,le cui turbe degenerarono in
profonda pazzia e in un senso di avversione
paranoica verso i famigliari.Il giorno in
cui,sperando di scuoterla,uno zio condusse da lei
il piccolo Carmine,la poveretta lo respinse
gridando:«Toglietemi quel serpente dinanzi agli
occhi ».Tali amare parole rimasero impresse come
un marchio a fuoco nella mente del bambino di sei
anni. In seguito da adulto, Crocco ci ripensera'
spesso,e si domandera' se,nella follia di chi le
aveva pronunziate,non rappresentassero una sorta
di sinistra premonizione.La madre,dichiarata inguaribile,mori' nel manicomio di
Aversa. A
scagionare il padre di Crocco fu un certo don
Leonardo Cecero,priore della parrocchia di Rionero.Il sacerdote rivelo' che,in punto di
morte un parrocchiano gli confesso'di aver
cercato di uccidere don Vincenzo per vendicare
l'onore di una sorella sedotta. Cosi'dopo 31 mesi
di detenzione fu scarcerato Francesco Crocco.Ma
anche di fronte all'evidenza l'apparato
giudiziario era riluttante a riconoscere i suoi
errori,e il rilascio avvenne con la clausola
della «liberta' condizionata».Questo fatto
peso' non poco sugli umori di Carmine e sui suoi
convincimenti circa un tipo di societa' in cui si
acquista per nascita il ruolo di appartenenza,nel
branco di lupi o nel gregge delle pecore.
Contadini di Barile in
carcere come briganti
.
.
La brigantessa Reginalda
Cariello
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Il generale Pallavicini
di Priola
.
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L'esibizione dei
risultati di un rastrellamento
.
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A quindici anni gli capito' di
effettuare un salvataggio,ripesco' dal fiume
Ofanto un certo Giovanni Aquilecchia ,persona
facoltosa di Atella ,che lo ricompenso' con la
somma di cinquanta scudi.Poi divenne agricoltore
nella tenuta di Biagio Lo Vaglio,che egli
descrive «benefico e buono»,ed ebbe una
parentesi di vita serena insieme alla sorella
Rosina che viveva in casa sua e gli faceva da
massaia.
Nel 1849 fu chiamato a prestare
servizio militare. Fu assegnato al 1¸ reggimento
artiglieria,dove presto venne promosso
caporale.In circostanze poco chiare uccise un
commilitone,si tolse l'uniforme e diserto'.Era
sconvolto dalla notizia di una disavventura capi-
tata alla sorella Rosina ,appena
diciottenne,rimasta sola dopo la sua
partenza,aveva sfregiato una mezzana che voleva
buttarla fra le braccia di un signorotto.Dopo
aver disertato il capo - rale si precipito' a
Rionero assetato divendetta e pugnalo'
mortalmente il mancato seduttore, aspettandolo
sotto il circolo dove ogni sera andava a giocare
d'azzardo con i notabili del posto. Carmine si
dette alla macchia e intraprese la carriera di
brigante dal gradino di «scorridore di
campagna». In tale periodo Crocco ebbe modo di
conoscere Giuseppe Nicola Summa,che un giorno
sarebbe diventato un personaggio di spicco nel
mondo del brigantaggio col soprannome di Ninco-Nanco;in seguito ne fece il suo
luogotenente.
Il 13 ottobre 1855,i gendarmi
riuscirono a mettere le manette al disertore
pluriomicida.Crocco aveva venticinque
anni.Condannato a 19 anni di lavori forzati,ne
trascorse 4 nel carcere di Brindisi,da dove riusci' ad evadere,scavalcando un
muro,nel dicembre 1859.
Quando Garibaldi comincio' a
risalire la Penisola,gli amici esortarono Crocco
ad arruolarsi nelle camice rosse,assicurandogli
che avrebbe rappresentato un mezzo per ottenere
la riabilitazione.Crocco racconta : « Sotto un
governo nuovo,da tutti proclamato liberale,
riacquistare quella liberta' perduta per l'onore
della famiglia,onde approfittando dei moti
popolari mi mescolai con gli insorti di Rionero e
con essi presi parte al moto rivoluzionario ».
Inquadrato come sottufficiale in una legione di
patrioti lucani,Crocco si batte' a Santa Maria,a Capua,sul Volturno.Ma poi gli dissero
esplicitamente che il conto con la giustizia
rimaneva aperto e che la sua condizione era
quella di un evaso in attesa di essere
acciuffato. Crocco si senti' tradito,e quando i
borbonici che preparavano la reazione pensarono a
lui,lo trovarono disponibile a cercare da quella
parte una via d'uscita.Non sarebbero stati quelli
i sentimenti di Crocco.«Avevamo un re e una regina»,osservera' nelle sue memorie«ma essi
pensavano alle feste e alla gloria mentre noi
morivamo di fame».Si arruolo' nel convento di
Santa Maria fra Atella e Rionero in Vulture.Cosi'
Crocco si trovo' al comando di una banda che
aveva il quartier generale a Lagopesole e
consisteva inizialmente in 200 uomini.
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