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 Carmine Crocco
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"IL GENERALISSIMO"
Le armi erano fornite segretamente; i cavalli in parte requisiti e in parte avuti in dono.Comitati reazionari con arruolamenti segreti fornivano l'elemento uomo,onde in breve ebbi ai miei ordini un piccolo esercito , nel quale n'ebbi regolarmente il comando,quale Generale ufficialmente nominato e riconosciuto da tutti i centri dipendenti.Promettevo a tutti mari e monti,onore e gloria a bizzeffe;ai contatini facevo balenare la certezza di guadagnare i feudi dei loro padroni,ai signorotti decaduti il recupero delle avide ricchezze,a tutti molto oro e cariche onorifiche. E cosi' mentre io facevo servire da puntello al mio potere tutto l'elemento infimo,ignorante e ambizioso,il clero e i nobili si servivano dell'opera mia per avvantaggiarsi nella reazione.A poco a poco mi trovai quasi involontariamente a capo dei moti rivoluzionari e m'ingolfai in essi,sicuro di ricavarne guadagno e gloria.

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Filomena Pennacchia , Giuseppa Vitale e Giovanna Tito.
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Questa "confessione"fa parte del libro di memorie scritto da Carmine Donatelli Crocco nel bagno penale di Portoferraio,qualche anno prima della sua morte.Non erano parole interessate, perche' il condannato all'ergastolo non aveva piu' da sperare in alcuna benevolenza giudiziaria,e tanto meno un provvedimento di grazia.


Il corpo di Ninco Nanco esposto al pubblico
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Carmine Donatelli Crocco non fu un brigante qualsiasi.Fu il brigante per eccellenza,il «generale»della piu' importante congregazione di fuorilegge dell'Italia meridionale.La sua «armata» arrivo' a contare 43 bande e 2.200 uomini,di cui molte centinaia a cavallo.Sostenne cobattimenti che avevano tutti i crismi di battaglie campali. Raramente, anche nell'epoca western americana,si videro scene come quelle a cui fecero da sfondo i monti della Basilicata.


"l'infame" Giuseppe Caruso

Le sue origini erano umili.Secondo di cinque figli,era nato da Francesco Crocco Donatelli e da Maria Gera,a Rionero in Vulture in provincia di Potenza,la prima domenica di giugno del 1830.Il mestiere paterno che poi divenne anche il suo,era quello di bracciante e pastore dei Fortunato,una famiglia di grandi proprietari filoborbonici del luogo.Nel suo libro di memorie.Crocco riempi' una ventina di pagine per raccontare la sua versione dei fatti che incomincia con un idilliaco quadretto di famiglia:«Sia mio padre che mia madre,che Iddio li abbia in pace,non ci lasciavano mancare nulla.Bello era al mattino quando mio padre apriva l'ovile,le
capre uscivano all'aperto,saltellando per nutriti pascoli,mentre noi bambini scorazzavamo uniti; andavamo a cerca di fiori da portare alla mamma».Senonche' nell'aprile 1836, quando Carmine era un bambino di sei anni,accadde un incidente apparentemente banale.Nel casolare,dove c'era uno spazio riservato agli animali da cortile e dove nessuno sentiva il bisogno di sprangare le porte,fece irruzione un cane levriero che addento' un coniglio e se lo porto' via. Donato il fratello maggiore di Carmine, affero' una mazza di legno e colpi' il cane uccidendolo a randellate. Il cane era di un certo don Vincenzo , notabile locale, che per vendi- care la sua bestia prese a massacrare di botte il ragazzo.Quando la madre Maria,che era incinta,accorse disperata a difendere Donato, l'uomo le assesto' un violento calcio nel ventre.Subito dopo don Vincenzo se ne penti' e fu preso da una crisi di rimorso. Purtroppo quel calcio ebbe conseguenze irreversibili. La donna aborti' e comincio' a dare segni di turbamento , che pegg.quando accadde un'altra tragedia.Qualcuno tese un aguato a don Vincenzo sparandogli contro un colpo di carabina che feri' il signorotto soltanto di striscio alla fronte, indagando sulle persone indiziate di rancore nei suoi confronti,venne arrestato il padre di Crocco, insieme ad altri cinque poveri diavoli.Pur avendo un alibi [al momento dell'aggressione si trovava a lavorare a Venosa, localita' distante nove miglia da Rionero ], fu considerato colpevole e tradotto al carcere di Potenza.La sua lontananza diede il colpo di gra- zia alla moglie,le cui turbe degenerarono in profonda pazzia e in un senso di avversione paranoica verso i famigliari.Il giorno in cui,sperando di scuoterla,uno zio condusse da lei il piccolo Carmine,la poveretta lo respinse gridando:«Toglietemi quel serpente dinanzi agli occhi ».Tali amare parole rimasero impresse come un marchio a fuoco nella mente del bambino di sei anni. In seguito da adulto, Crocco ci ripensera' spesso,e si domandera' se,nella follia di chi le aveva pronunziate,non rappresentassero una sorta di sinistra premonizione.La madre,dichiarata inguaribile,mori' nel manicomio di Aversa. A scagionare il padre di Crocco fu un certo don Leonardo Cecero,priore della parrocchia di Rionero.Il sacerdote rivelo' che,in punto di morte un parrocchiano gli confesso'di aver cercato di uccidere don Vincenzo per vendicare l'onore di una sorella sedotta. Cosi'dopo 31 mesi di detenzione fu scarcerato Francesco Crocco.Ma anche di fronte all'evidenza l'apparato giudiziario era riluttante a riconoscere i suoi errori,e il rilascio avvenne con la clausola della «liberta' condizionata».Questo fatto peso' non poco sugli umori di Carmine e sui suoi convincimenti circa un tipo di societa' in cui si acquista per nascita il ruolo di appartenenza,nel branco di lupi o nel gregge delle pecore.


Contadini di Barile in carcere come briganti
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La brigantessa Reginalda Cariello
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Il generale Pallavicini di Priola
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L'esibizione dei risultati di un rastrellamento
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A quindici anni gli capito' di effettuare un salvataggio,ripesco' dal fiume Ofanto un certo Giovanni Aquilecchia ,persona facoltosa di Atella ,che lo ricompenso' con la somma di cinquanta scudi.Poi divenne agricoltore nella tenuta di Biagio Lo Vaglio,che egli descrive «benefico e buono»,ed ebbe una parentesi di vita serena insieme alla sorella Rosina che viveva in casa sua e gli faceva da massaia.


Nel 1849 fu chiamato a prestare servizio militare. Fu assegnato al 1¸ reggimento artiglieria,dove presto venne promosso caporale.In circostanze poco chiare uccise un commilitone,si tolse l'uniforme e diserto'.Era sconvolto dalla notizia di una disavventura capi- tata alla sorella Rosina ,appena diciottenne,rimasta sola dopo la sua partenza,aveva sfregiato una mezzana che voleva buttarla fra le braccia di un signorotto.Dopo aver disertato il capo - rale si precipito' a Rionero assetato divendetta e pugnalo' mortalmente il mancato seduttore, aspettandolo sotto il circolo dove ogni sera andava a giocare d'azzardo con i notabili del posto. Carmine si dette alla macchia e intraprese la carriera di brigante dal gradino di «scorridore di campagna». In tale periodo Crocco ebbe modo di conoscere Giuseppe Nicola Summa,che un giorno sarebbe diventato un personaggio di spicco nel mondo del brigantaggio col soprannome di Ninco-Nanco;in seguito ne fece il suo luogotenente.

Il 13 ottobre 1855,i gendarmi riuscirono a mettere le manette al disertore pluriomicida.Crocco aveva venticinque anni.Condannato a 19 anni di lavori forzati,ne trascorse 4 nel carcere di Brindisi,da dove riusci' ad evadere,scavalcando un muro,nel dicembre 1859.

Quando Garibaldi comincio' a risalire la Penisola,gli amici esortarono Crocco ad arruolarsi nelle camice rosse,assicurandogli che avrebbe rappresentato un mezzo per ottenere la riabilitazione.Crocco racconta : « Sotto un governo nuovo,da tutti proclamato liberale, riacquistare quella liberta' perduta per l'onore della famiglia,onde approfittando dei moti popolari mi mescolai con gli insorti di Rionero e con essi presi parte al moto rivoluzionario ». Inquadrato come sottufficiale in una legione di patrioti lucani,Crocco si batte' a Santa Maria,a Capua,sul Volturno.Ma poi gli dissero esplicitamente che il conto con la giustizia rimaneva aperto e che la sua condizione era quella di un evaso in attesa di essere acciuffato. Crocco si senti' tradito,e quando i borbonici che preparavano la reazione pensarono a lui,lo trovarono disponibile a cercare da quella parte una via d'uscita.Non sarebbero stati quelli i sentimenti di Crocco.«Avevamo un re e una regina»,osservera' nelle sue memorie«ma essi pensavano alle feste e alla gloria mentre noi morivamo di fame».Si arruolo' nel convento di Santa Maria fra Atella e Rionero in Vulture.Cosi' Crocco si trovo' al comando di una banda che aveva il quartier generale a Lagopesole e consisteva inizialmente in 200 uomini.


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